La nuova CUN grano duro arriva in una fase delicata per la filiera cerealicola italiana. L’obiettivo dichiarato dal Masaf è dotare il mercato di uno strumento capace di rendere più trasparente il processo di formazione dei prezzi, come indicato nella nota del Ministero sull’istituzione della CUN per il grano duro.
Il tema non è solo tecnico. Nelle ultime settimane il grano duro è tornato al centro del confronto tra organizzazioni agricole, cooperative, industria e operatori commerciali. Secondo L’Informatore Agrario, l’avvio del raccolto 2026 in Sicilia si è aperto con uno scontro acceso tra Coldiretti e Confcooperative, legato anche alla denuncia di prezzi ritenuti troppo bassi per i produttori. In parallelo, AgroNotizie ha segnalato quotazioni italiane del grano duro ancora sospese, mentre il mercato internazionale resta influenzato anche dal cambio dollaro e dalle notizie meteo dagli Stati Uniti.
Perché la CUN conta per il mercato
La CUN, Commissione Unica Nazionale, non è un listino qualsiasi. In teoria serve a concentrare in un unico luogo il confronto tra le parti della filiera, rendendo più leggibile la dinamica dei prezzi. Per agricoltori, stoccatori, molini e pastifici, questo può significare un riferimento più chiaro rispetto a un mercato frammentato tra piazze locali, contratti privati e quotazioni talvolta sospese.
Il punto centrale è la fiducia. Se la CUN riuscirà a essere percepita come rappresentativa, potrà aiutare a ridurre le contestazioni sui prezzi di partenza del raccolto. Se invece sarà vista come sbilanciata verso una parte della filiera, rischierà di diventare un nuovo terreno di scontro. Le polemiche riportate dall’Informatore Agrario mostrano che la partita è già politica oltre che commerciale.
Prezzi sospesi e segnali contrastanti
La fase attuale è caratterizzata da poca chiarezza. AgroNotizie parla di prezzi italiani ancora sospesi, mentre Terra e Vita descriveva già a fine maggio listini del grano duro in assestamento, in un contesto poco dinamico anche per altri cereali.
Per gli operatori questo significa che le decisioni di vendita o copertura vanno prese con cautela. Un prezzo sospeso non equivale automaticamente a un mercato fermo: spesso indica che domanda e offerta non trovano un equilibrio condiviso, oppure che le parti attendono nuovi riferimenti dal raccolto, dalla qualità, dalle importazioni o dai mercati esteri.
Nel caso del grano duro, la qualità resta determinante. Proteine, peso specifico, umidità e presenza di difetti possono creare differenze importanti tra partite, anche nella stessa area produttiva. La CUN potrà aiutare solo se i prezzi saranno letti insieme alle caratteristiche merceologiche reali.
Cosa dicono i dati AgriMercati
I dati interni AgriMercati disponibili al 3 luglio non fotografano direttamente tutte le quotazioni del grano duro nazionale, ma danno indicazioni utili sulla filiera a valle: semole e sottoprodotti.
Sulle semole, il quadro appare stabile. A Bari, la Semola di Grano Duro Rimacinata è rimasta a 445,00 euro/t sia il 23 sia il 30 giugno. Sempre a Bari, la Semola di Grano Duro Ceneri 82/84 è ferma a 459,00 euro/t. A Bologna, la Semola di Grano Duro risulta stabile a 462,50 euro/t tra il 25 giugno e il 2 luglio, mentre la Semola di Grano Duro Prot 13.5 resta a 527,50 euro/t.
Più deboli, invece, alcuni sottoprodotti. A Foggia, la Crusca e Cruschello di Grano Duro è scesa da 102,50 a 87,50 euro/t tra il 24 giugno e il 1° luglio, mentre il Farinaccio di Grano Duro è passato da 152,50 a 137,50 euro/t. A Bari, il Tritello di Grano Duro è calato da 88,00 a 76,00 euro/t tra il 23 e il 30 giugno.
Il messaggio pratico è chiaro: la parte nobile della trasformazione, cioè le semole, mostra per ora maggiore tenuta; i sottoprodotti segnalano invece una pressione più evidente.
Cosa monitorare nelle prossime settimane
Per chi produce grano duro, la priorità è confrontare le offerte con qualità, zona e tempi di consegna, evitando di leggere un solo prezzo come valore assoluto. Per molini e pastifici, la CUN potrà diventare un riferimento utile se affiancata a controlli sulla disponibilità reale di merce e sulla qualità del nuovo raccolto.
Le prossime sedute saranno importanti per capire se la Commissione riuscirà a portare maggiore trasparenza o se le tensioni di filiera continueranno a pesare sulla formazione dei prezzi. In un mercato ancora in assestamento, la parola chiave resta prudenza: vendere, acquistare o stoccare richiede più informazioni, non solo un numero di listino.