Il mercato del grano duro entra nella seconda parte di luglio senza grandi strappi. Secondo Terra e Vita, le quotazioni del duro risultano stabili su tutte le piazze, in un contesto in cui il grano tenero tende invece a scendere. È un segnale importante per la filiera pasta: non siamo davanti a un rialzo generalizzato, ma nemmeno a una correzione evidente del duro.
Il quadro conferma quanto osservato nelle settimane precedenti. A fine giugno, AgroNotizie parlava di prezzi italiani ancora sospesi, con il mercato internazionale condizionato anche dal cambio dollaro e dall’attenzione alla siccità nel Midwest. Già a inizio giugno, la stessa testata segnalava prezzi fermi in Italia, mentre i mercati esteri mostravano lievi cali legati alla debolezza del dollaro Usa.
Un mercato in attesa
La stabilità del grano duro non va letta come immobilità totale. Più che una fase bloccata, sembra una fase di attesa: gli operatori stanno valutando disponibilità, qualità, coperture già effettuate e ritmo della domanda industriale.
Per gli agricoltori, questo significa che il mercato non sta premiando vendite affrettate con rialzi improvvisi, ma neppure sta inviando segnali chiari di cedimento. Per molini e pastifici, invece, la stabilità può aiutare a programmare gli acquisti, soprattutto se le scorte sono già parzialmente coperte.
La differenza con il tenero è significativa: mentre il frumento tenero mostra maggiore pressione ribassista, il duro mantiene un equilibrio più solido. Il motivo è legato alla sua filiera più specifica, centrata su semole e pasta, dove la domanda segue logiche diverse rispetto al comparto pane e mangimi.
Cosa dicono i prezzi AgriMercati
I dati interni AgriMercati confermano un quadro con semole sostanzialmente ferme e sottoprodotti più deboli in alcune piazze. A Roma, la Semola di Grano Duro Rimacinata risulta a 515,00 euro/t sia il 1° sia l’8 luglio, mentre la Semola di Grano Duro Sfusa resta stabile a 430,00 euro/t nelle stesse date.
Anche Bari mostra continuità sulle semole: la Semola di Grano Duro Rimacinata è ferma a 445,00 euro/t tra il 30 giugno e il 7 luglio, e la Semola di Grano Duro Ceneri 82/84 resta a 459,00 euro/t. A Bologna, la Semola di Grano Duro si conferma a 462,50 euro/t tra il 2 e il 9 luglio, mentre la versione Prot 13.5 rimane a 527,50 euro/t.
Il segnale più debole arriva dai derivati secondari. A Foggia, la Crusca e Cruschello di Grano Duro scende da 87,50 a 77,50 euro/t tra il 1° e l’8 luglio, mentre il Farinaccio di Grano Duro passa da 137,50 a 127,50 euro/t. A Bari, il Tritello di Grano Duro cala da 76,00 a 68,00 euro/t tra il 30 giugno e il 7 luglio.
Impatto per agricoltori e filiera
Per chi produce grano duro, la parola chiave è selezione. In una fase di prezzi stabili, la qualità può fare la differenza più del movimento generale del listino. Proteine, peso specifico, umidità e sanità della granella restano elementi decisivi nelle trattative, soprattutto quando l’industria non ha urgenza di rincorrere il prodotto.
Per i molini, la stabilità delle semole suggerisce che il mercato a valle non sta ancora trasferendo tensioni significative. Tuttavia, il calo di alcuni sottoprodotti può incidere sui margini di trasformazione: se crusca, cruschello, farinaccio e tritello valgono meno, la redditività complessiva della macinazione può diventare più sensibile al costo della materia prima.
Per i pastifici, il quadro è relativamente favorevole alla programmazione. Le quotazioni ferme permettono di ragionare su coperture graduali, senza inseguire il mercato. Resta però da monitorare il contesto internazionale, perché cambio, meteo nordamericano e disponibilità esportabile possono cambiare rapidamente il sentiment.
Cosa monitorare ora
Nelle prossime settimane gli operatori dovrebbero osservare tre elementi. Primo: la tenuta delle quotazioni del grano duro sulle principali piazze italiane. Secondo: l’andamento delle semole, che indica la forza della domanda industriale. Terzo: i sottoprodotti, spesso meno visibili ma utili per leggere la marginalità dei molini.
In sintesi, il mercato del grano duro resta stabile, ma non privo di segnali. La filiera sembra in equilibrio, con semole ferme e sottoprodotti più deboli. Per ora non emergono spinte nette al rialzo o al ribasso: la gestione migliore resta prudente, basata su qualità, tempi di vendita e confronto tra piazze.